A' Serpe Kundalini
Risvegliare la serpe che dorme!
Il
ballo della pizzica-pizzica ha cominciato a punzecchiarmi 4 anni fa,
una sera d'estate. Da allora è cominciato un processo di risveglio
dal sistema di riferimento che automaticamente esalta un lato, quello
oscuro, e ne nasconde un altro, il gemello divino, poichè il
Tarantismo, fenomeno legato alla danza-terapeutica popolare, è
catalogato in malattia dei poveri e poco intelligenti. Per tornare a
ricordarsi che la danza è un atto di creazione stra-ordinaria,
bisogna andare lontano. Gli antichi quando volevano incontrare il
Dio, cominciavano a cantare e ballare, incoraggiavano così
l'elevazione dell’anima e il dialogo con gli alti piani di
intelligenza. C’era una volta la conoscenza che una camminata
praticata con un ritmo regolare, goda di straordinari attimi della
propria attenzione. Attraverso la musica, ritmo, battito e melodia,
possiamo diffonde tesori incredibili, quelli che la mente riesce a
ottenere quando si concede uno stato di profonda medit-azione. Nelle
società antiche era così; attraverso la danza si raffigurava un
sentiero armonioso e ultraterreno. Il danzatore entrava nel giardino
interiore e fioriva, nell’abbandonare il ruolo abitudinario, la
coscienza proibita a se stessa e la divinità nascosta usciva dalla
sua segretezza in un linguaggio manifestato da gesti, passi, giri,
salti. Nel Sud Italia si sono sviluppare una serie di danze popolari,
che passano sotto il nome di TARANTELLE. Il termine deriva da
Taranta, un particolare ragno piuttosto grosso che si nasconde negli
anfratti e nelle fratture della terra e delle rocce che, secondo la
credenza popolare “morde” o, meglio “pizzica” (da cui, il
nome dato al genere musicale pizzica-pizzica) giovani donne che
lavoravano nei campi. Questo “morso” (un morso di tarantola non è
pericoloso per l’uomo, al massimo produce arrossamento e un pò di
dolore) provocava sudorazione, mal di stomaco, palpitazioni e spasmi
muscolari, guaribili solo con un ballo. Quello che si può vedere con
chiarezza in questo fenomeno è, intanto, la continuazione tra
paganesimo e cristianesimo. Il Salento, per la sua posizione centrale
nel mediterraneo è, da secoli, il punto d’incontro di culture
diverse e questa gente è la naturale miscela di quella greca,
bizantina ed araba. Anticamente in questa terra si praticavano
rituali, si celebravano i cicli agrari e di sicuro i giovani
praticavano le travolgenti danze del culto di Dioniso. Dobbiamo
immaginarli nell’ebbrezza dei suoi cortei come Menadi e Satiri,
attivi fin dall'età messapica. L'arrivo del Cristianesimo,
escludendo da se il canale della danza e qualsiasi apertura verso la
crescita autonoma, aveva prodotto nella memoria di questa gente, un
senso di frustrazione che trova nel bisogno di sentirsi stimolate
dalla musica la possibilità di dare sfogo al disordine mentale. A
confermare questo legame psico-logico è proprio la tradizione. Per
liberarsi dall’azione del morso, la “tarantata” doveva danzare
e cantare fino al momento in cui S. Paolo “concede” la grazia
della guarigione. Fu proprio per volere di S. Paolo che le donne sono
state considerate creature inferiori ed emarginare nel dogma. Non può
essere un caso. Nella trance, la “tarantata” dialogava proprio
con colui che impedì il riconoscimento del “Femminile Sacro”. La
religione, purtroppo, per sua natura, tende sempre a mistificare e
chiudere qualcosa in un cofanetto mentre la spiritualità riguarda,
per fortuna, qualcosa da liberare e tingere di felicità. Infatti,
chiunque si sia affacciato alla letteratura orientale, sa quanto la
danza si occupi di ravvivare le energie spirituali. Le “favole”
orientali ci parlano proprio di una serpe arrotolata e dormiente alla
base della spina dorsale, chiamata Kundalini. Per gli orientali essa
è l'energia primordiale che scatta e sale lungo la colonna
vertebrale, per risvegliare la coscienza e le abilità innate in noi.
Quella con la serpe è una metafora per spiegare che la libido, il
nostro vasto potenziale di energia, si può manifestare molto
rapidamente, con ampia imprevedibilità può avere effetti emozionali
fortissimi. L'immagine della Tarantata e della serpe che balza e
trasporta la riserva di energia, sono molto vicine. Ed il veleno che
assale la danzatrice è proprio il "venenum" connesso a
"Venus", la dea della bellezza e dell'amore, una sostanza
che accende un fuoco, il pizzico del desiderio sessuale. Se si
ascoltano i canti popolari, infatti, la Taranta pizzicava proprio
sotto la gonna o in mezzo i pantaloni, sottile modo per indicare gli
organi sessuali e la richiesta, inconscia, di attenzione d'amore. In
questo “volo” verso concetti archetipici antichissimi, spicca la
seduzione, l'estasi e la sua pericolosa repressione, mentre
risvegliare l'energia creativa dolcemente, attiva l'uso benevolo e
armonioso del proprio potenziale interiore e il coraggio che conduce
fuori da un cammino ordinario.

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