giovedì 6 giugno 2013

A' Serpe Kundalini

Risvegliare la serpe che dorme!

Il ballo della pizzica-pizzica ha cominciato a punzecchiarmi 4 anni fa, una sera d'estate. Da allora è cominciato un processo di risveglio dal sistema di riferimento che automaticamente esalta un lato, quello oscuro, e ne nasconde un altro, il gemello divino, poichè il Tarantismo, fenomeno legato alla danza-terapeutica popolare, è catalogato in malattia dei poveri e poco intelligenti. Per tornare a ricordarsi che la danza è un atto di creazione stra-ordinaria, bisogna andare lontano. Gli antichi quando volevano incontrare il Dio, cominciavano a cantare e ballare, incoraggiavano così l'elevazione dell’anima e il dialogo con gli alti piani di intelligenza. C’era una volta la conoscenza che una camminata praticata con un ritmo regolare, goda di straordinari attimi della propria attenzione. Attraverso la musica, ritmo, battito e melodia, possiamo diffonde tesori incredibili, quelli che la mente riesce a ottenere quando si concede uno stato di profonda medit-azione. Nelle società antiche era così; attraverso la danza si raffigurava un sentiero armonioso e ultraterreno. Il danzatore entrava nel giardino interiore e fioriva, nell’abbandonare il ruolo abitudinario, la coscienza proibita a se stessa e la divinità nascosta usciva dalla sua segretezza in un linguaggio manifestato da gesti, passi, giri, salti. Nel Sud Italia si sono sviluppare una serie di danze popolari, che passano sotto il nome di TARANTELLE. Il termine deriva da Taranta, un particolare ragno piuttosto grosso che si nasconde negli anfratti e nelle fratture della terra e delle rocce che, secondo la credenza popolare “morde” o, meglio “pizzica” (da cui, il nome dato al genere musicale pizzica-pizzica) giovani donne che lavoravano nei campi. Questo “morso” (un morso di tarantola non è pericoloso per l’uomo, al massimo produce arrossamento e un pò di dolore) provocava sudorazione, mal di stomaco, palpitazioni e spasmi muscolari, guaribili solo con un ballo. Quello che si può vedere con chiarezza in questo fenomeno è, intanto, la continuazione tra paganesimo e cristianesimo. Il Salento, per la sua posizione centrale nel mediterraneo è, da secoli, il punto d’incontro di culture diverse e questa gente è la naturale miscela di quella greca, bizantina ed araba. Anticamente in questa terra si praticavano rituali, si celebravano i cicli agrari e di sicuro i giovani praticavano le travolgenti danze del culto di Dioniso. Dobbiamo immaginarli nell’ebbrezza dei suoi cortei come Menadi e Satiri, attivi fin dall'età messapica. L'arrivo del Cristianesimo, escludendo da se il canale della danza e qualsiasi apertura verso la crescita autonoma, aveva prodotto nella memoria di questa gente, un senso di frustrazione che trova nel bisogno di sentirsi stimolate dalla musica la possibilità di dare sfogo al disordine mentale. A confermare questo legame psico-logico è proprio la tradizione. Per liberarsi dall’azione del morso, la “tarantata” doveva danzare e cantare fino al momento in cui S. Paolo “concede” la grazia della guarigione. Fu proprio per volere di S. Paolo che le donne sono state considerate creature inferiori ed emarginare nel dogma. Non può essere un caso. Nella trance, la “tarantata” dialogava proprio con colui che impedì il riconoscimento del “Femminile Sacro”. La religione, purtroppo, per sua natura, tende sempre a mistificare e chiudere qualcosa in un cofanetto mentre la spiritualità riguarda, per fortuna, qualcosa da liberare e tingere di felicità. Infatti, chiunque si sia affacciato alla letteratura orientale, sa quanto la danza si occupi di ravvivare le energie spirituali. Le “favole” orientali ci parlano proprio di una serpe arrotolata e dormiente alla base della spina dorsale, chiamata Kundalini. Per gli orientali essa è l'energia primordiale che scatta e sale lungo la colonna vertebrale, per risvegliare la coscienza e le abilità innate in noi. Quella con la serpe è una metafora per spiegare che la libido, il nostro vasto potenziale di energia, si può manifestare molto rapidamente, con ampia imprevedibilità può avere effetti emozionali fortissimi. L'immagine della Tarantata e della serpe che balza e trasporta la riserva di energia, sono molto vicine. Ed il veleno che assale la danzatrice è proprio il "venenum" connesso a "Venus", la dea della bellezza e dell'amore, una sostanza che accende un fuoco, il pizzico del desiderio sessuale. Se si ascoltano i canti popolari, infatti, la Taranta pizzicava proprio sotto la gonna o in mezzo i pantaloni, sottile modo per indicare gli organi sessuali e la richiesta, inconscia, di attenzione d'amore. In questo “volo” verso concetti archetipici antichissimi, spicca la seduzione, l'estasi e la sua pericolosa repressione, mentre risvegliare l'energia creativa dolcemente, attiva l'uso benevolo e armonioso del proprio potenziale interiore e il coraggio che conduce fuori da un cammino ordinario. 

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